martedì 6 dicembre 2016

Il Vangelo basta

I giornalisti la metterebbero giù più o meno così: nel maggio 2009 un gruppo di cattolici dissidenti si ritrovò a Firenze per confrontarsi sullo stato della Chiesa italiana dopo la lunga stagione dominata dalla presidenza del cardinale Ruini e senza saperlo formulò i punti chiave di quella che sarebbe stata l’agenda di papa Francesco. Cosicché il testo che raccoglie i fili di quel dibattito, se letto oggi, quando molti dei suoi spunti sono stati di fatto incardinati solennemente nel magistero petrino, perde un po’ il suo originario carattere di pensosa e sofferta dichiarazione di battaglia sollevata in nome della parresia evangelica per assumere quello di documento relativo a una fase storica che a prima vista può apparire remotissima (anche se poi così non è, come dimostrano le forti resistenze interne all’azione pastorale di Bergoglio). Qui si vola alto per tuffarsi in basso. Si discetta di teologia trinitaria per esplorare il paradosso di un Dio demetafisicizzato dalla cui interna alterità sgorga una proiezione inclusiva dispiegata dalla creazione all’incarnazione, dalla croce al “terzo testamento” in cui è raccolta ogni azione umana che apre nuove vie verso la verità. E ci si occupa di teologia sacramentaria per ribadire l’autocomprensione anticlericale della Chiesa emersa dal Vaticano II quale comunità di battezzati contraddistinti da un’analoga dignità e dalla disposizione all’ascolto di un Vangelo chiaro quanto basta per aprire incessantemente cammini di conversione che spingano a farsi umilmente compagni di strada in tutte le periferie dell’impero, «nel luogo delle vittime», per contestare tutti i «poteri che si ingrassano sulla sofferenza delle persone». Insomma, la Chiesa non è il Vangelo, «non ha da testimoniare se stessa; non può dire: “guardate me!”, perchè non sempre è credibile ed esemplare. Ha da comunicare la bella notizia che c’è perdono e salvezza per noi peccatori; che un altro mondo è promesso; che questo regno è già qui, nascosto e disconosciuto, ma creduto e vissuto dai poveri e umili, che sperano e cercano, e invocano e gridano al cielo e alla terra; che questo regno è qui, ma deve venire, e il tempo non è tutto qui, ora, non è nelle mani dei vincitori del momento. La chiesa ha da trasmettere speranza, non da indottrinare con teorie; ha da dire la verità, la quale, più che una dottrina, è una vita tesa nella ricerca e nella sincerità; ha da servire il mondo, non governandolo, ma come “diacono” (servitore) che provvede per tutto quanto può alla fame e alla liberazione degli ultimi. La chiesa fatta di chiese, la chiesa plurale ha, come ognuno di noi personalmente, e ognuno di noi per primo, da convertirsi al Vangelo. Nel vivere la conversione continua, dirà e mostrerà al mondo la verità che le è stata consegnata, che in ogni tempo vuole essere di nuovo tradotta in lingue di fuoco che scaldano e danno forza». Che è poi la teorizzazione del genuino relativismo cristiano, quella “riserva escatologica” «che ci fa giudicare le realtà di questo mondo come relative, se lette nei termini del Regno che viene», che ci esorta a diffidare «di un cattolicesimo etico, metafisico e politico, dove non si sa più dove sia stato messo Gesù Cristo» e che ci spinge a denunciare come idolo Dio stesso «quando lo mobilitiamo al servizio dei nostri disegni», appiattendolo su un’idea di natura, di legge e di identità culturale prosciugata di ogni speranza perché funzionale solo all’organizzazione dell’esistente. In questo senso, il Vangelo “basta”. É l’unico principio non negoziabile. Del resto, come scriveva Pasolini, se «il Papa andasse a sistemarsi in clergyman, coi suoi collaboratori, in qualche scantinato di Tormarancio o del Tuscolano, non lontano dalle catacombe di San Damiano o Santa Priscilla, la Chiesa cesserebbe forse di essere Chiesa?». Ps: per ironia della sorte, poi un convegno ecclesiale nazionale a Firenze si è davvero tenuto, nel 2015, e anche lì si è volato alto...

Ho parlato di


Alberto Melloni, Giuseppe Ruggieri (a cura di)
Il Vangelo basta. Sulla fede e sullo stato della chiesa italiana
(ed. Carocci, 2010)

160 pp., brossura, 17,50 €


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