sabato 1 ottobre 2016

Anarchia e cristianesimo

L’autore di questo libro è uno di quei tipici pensatori borderline che non saresti mai disposto a seguire fino al fondo dei loro ragionamenti (talvolta forzati), ma che ringrazi perché sono sufficientemente spregiudicati da enunciare a chiare lettere idee che di tanto in tanto girano anche a te nella testa senza però prendere bene forma – e ti permettono così di vedere un po’ l’effetto che fa. E che dice di bello? Dice: cari anarchici, voi ce l’avete tanto con il cristianesimo, e avete le vostre buone ragioni, perché l’alleanza tra trono e altare non ve la siete certo inventati voi, ma parte almeno da Costantino e arriva fino al padronato moderno e oltre. Siete però sicuri che quello contro cui ve la prendete sia il vero cristianesimo? No, perché in realtà il Dio biblico è strutturalmente eversivo rispetto ad ogni sistema di potere, e lo si capirebbe subito se si cominciasse a leggere la Bibbia, come si dovrebbe, dall’Esodo anziché dalla Genesi. Perché allora poi la stessa Genesi potrebbe essere compresa non come apologia dell’esistente (che è “cosa buona”), ma come rivelazione di un Dio così costitutivamente an-archico da autolimitarsi ontologicamente e consegnarsi a un riposo che apre la storia dell’uomo. Per non parlare di Gesù, il quale inizia il suo ministero tenendo testa al Re del mondo che ci tiene prigioniero il cuore, lo si chiami poi col nome di Pilato, Behemoth, Bestia dalle sette teste, Stato-Nazione o capitalismo finanziario. Non ci sono margini di trattativa: il potere corrompe comunque, quindi occorre starsene alla larga, anche da quella sua forma limitatissima che è l'esercizio del voto. L’unica via di uscita è costruire una sorta di contro-società ai margini delle istituzioni, esercitando obiezione di coscienza e creatività: «fate altro, fate qualcosa di diverso da ciò che si fa normalmente in questa società che non riuscite a modificare: spetta a voi creare un’altra società su altre basi». Questa indifferenza organizzata non salverà il mondo, che è pur sempre un legno storto inemendabile, ma lo sfalderà quanto basta per renderlo vivibile senza esserne schiacciati. Insomma, avevano ragione i catari. Dio voleva quello.

Ho parlato di


Jacques Ellul
Anarchia e cristianesimo
(ed. Eleuthera, 2010)

(trad. di L. Rebet)

128 pp., brossura, 12 €

(ed. or. 1988)

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